Bioriso; eat better, live better!

20150424_205531Bioriso è stata una piacevole scoperta; da un volantino consegnato a mia sorella in un mercato rionale siamo venuti a conoscenza di questo angolino di paradiso biologico e super attento alle intolleranze alimentari (struttura aic).
Partiamo dal dato di fatto che è un po’ lontano dalle solite rotte commerciali (via Vittorio Scialoia, 3 – 20161 Milano, tra Dergano ed Affori,  ma mi sento di raccomandarvi una visitina se avete voglia di mangiar sano, biologico, senza glutine, vegetariano ed anche vegano. Già vi sento esclamare: “Tutta questa roba in un posto solo? E di qualità?” Ebbene, si!
La filosofia di Bioriso si basa su una cucina il più possibile a km 0, con materie di prima qualità provenienti da agricoltura biodinamica e biologica, selezionando ingredienti di stagione. La mia percezione è che sia stato effettuato un grande studio intorno alla loro proposta: non è un ristorante che si è reinventato buttando qui e lì un insalata di ravanelli ed una vellutata di topinambur. Quello che si sente è l’amore per la materia, per il modo di trattarla, un’attenzione autentica nei confronti di quello che è un cibo per la mente e non solo per il palato.

La location è gradevole, il servizio è accurato e gentile, forse leggermente troppo formale per il contesto, ma questa non vuole essere una forte critica: stanno impostando il locale perchè vada in una certa direzione, ma a mio avviso un ambiente un po’ più friendly non farebbe che giovare ulteriormente al ristorante. Intendiamoci: la persona che ci ha servito è stata di una squisitezza e cordialità impressionante, tuttavia c’era una sorta di pretenziosa eleganza che non si sposa pienamente col contesto di un hotel a tre stelle ed una clientela che a mio avviso non penso ne possa essere particolarmente impressionata. Trovo che facciano un ottimo lavoro e non posso che fargli un personalissimo plauso… ma via ragazzi, scioglietevi un po’!

20150424_205514Sul food non posso che spendere ottime parole: un intero menu senza glutine vastissimo! (in foto trovate una sola delle pagine). Consiglio i risotti, piatto di punta. Noi abbiamo scelto un classico, zafferano e trevisana: una delizia. La nostra visita risale a qualche settimana fa, oserei dire mese ormai, purtroppo non ho avuto tempo per aggiornare il blog (faccio questa precisazione per sottolineare appunto la stagionalità degli ingredienti). Ci siamo proposte di tornare per assaggiare le altre specialità perchè siamo rimaste piacevolmente impressionate, era tutto molto buono.

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Unica minuscola stonatura la abbiamo avuta sull’antipasto. Abbiamo scelto dell’indivia belga alla panna di soia. Sul gusto niente da dire, era buona e dal sapore delicatissimo, ma sono costretta a fare un piccolo appunto sul prezzo: 10 euro. Per un piatto così semplice è decisamente troppo e temo che nemmeno il prezzo delle eccellenti materie prime possa giustificare un simile pricing (per la cronaca, noi disponevamo di un coupon che ci permetteva di pagare metà prezzo su tutto il cibo quindi per me è andata bene, ma rimane il fatto che il prezzo da listino fosse 10 euro). Per quanto riguarda il costo complessivo non posso lamentarti, l’unico prezzo inadeguato è solamente quello segnalato. Un buon risotto per due persone viene 18 euro circa (9 euro a testa), perfettamente in linea ed adeguato. I dolci erano molto gustosi, equilibrati. Segnalo un’altra chicca: fanno dei cocktail molto buoni, garantiti per noi celiaci! Il cocktail consigliatomi era fresco e stuzzicante, un ottimo preludio al pasto.

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Nel complesso un’ottima cena che ci ha fatto uscire col sorriso sulle labbra! L’impegno profuso nella ricerca e nella creazione del loro menu ha dato degli ottimi risultati. MilanosenzaGlutine dà il suo sigillo di approvazione!

Al via il primo contest di Milanosenzaglutine! *Gluten free Breakfast contest*

ContestCari Milanesi sglutinati,
sono lieta di annunciarvi il primo contest di Milanosenzaglutine! L’idea mi è venuta perchè ho intenzione di creare una mappa dei Bar/ Pasticcerie che offrono colazioni senza glutine, e per far questo ho bisogno delle vostre segnalazioni. In breve: se vi capita di entrare in un bar che ha disponibilità di prodotti idonei, segnalatemelo qui o attraverso un messaggio personale sulla pagina facebook del blog. Io la inserirò in una mappa che metterò a disposizione di tutti così che, nel caso abbiate bisogno, possiate dirigervi a colpo sicuro verso il locale più vicino.

Progettando questa mappa mi è venuta l’idea di coinvolgervi in un piccolo contest: chi, oltre alla segnalazione del locale, mi invierà una foto della sua colazione, parteciperà ad un concorso per vincere un fantastico (ohè) premio!
Regole del contest:

  1. Per partecipare al contest è necessario esprimere la vostra preferenza per la pagina facebook del blog: https://www.facebook.com/milanosenzaglutineblog?fref=nf, attraverso un MI PIACE
  2. La foto va inviata attraverso messaggio personale alla pagina facebook: deve ritrarre la vostra colazione nel locale che avete intenzione di segnalare (Congiuntamente alla foto, segnalate il nome del locale, l’indirizzo e se vi va, anche i vostri commenti a riguardo).
  3. Inviandomi la foto, accettate che queste vengano pubblicate (sulla pagina FB e sul blog). Se non desiderate che le vostre foto vengano pubblicate NON partecipate al concorso.
  4. Foto oscene o da me giudicate inadeguate non saranno pubblicate.
  5. Il locale non deve essere necessariamente un locale a noi dedicato o una pasticceria: basta anche solo un bar che proponga una merendina confezionata senza glutine o qualcosa di simile. Lo scopo di tutto ciò è segnalare i locali meritevoli che, anche con una semplice brioscina, pensano a noi e ci permettono di condurre una vita normale.
  6. Oggetto della foto deve essere la vostra colazione… e quel che preferite! Sarà premiata, su mio giudizio insidacabile, la foto più allegra e divertente.
  7. Il contest comincia oggi (10/04) e termina il giorno 15/05/2015.

Il premio??
Niente di mirabolante,  ma mi farà piacere premiare il vincitore con un buono da DIECI COLAZIONI presso il locale che avrete segnalato nella vostra foto! In più, se ne avrete piacere, vi dedicherei una piccola intervista in cui parleremo di glutine, vita sglutinata e tante amene cose milanesi.

Pronti? Aspetto solo voi!

Ristorante pizzeria Lepontina, per un portafogli felice!

Da quando frequento i ristoranti per celiaci ho notato che tutti, buoni o brutti, hanno una caratteristica in comune: ti spennano, letteralmente. Mi è capitato di mangiare pizze discrete, magari un dolce diviso in due, due bibite da poco e ricevere un conto finale da 50 euro, che sinceramente il più delle volte faccio fatica a comprendere. Questo lo dico in special modo per quei posti che osano farti pagare una bottiglietta di Daura sei euro o giù di lì. Se al supermercato mi costa meno di due euro, non esiste che tu, ristoratore che la compri all’ingrosso, me la rivendi a 3 volte tanto. E non mi interessa se ci devi guadagnare, sicuramente non lo farai con me. Chiusa questa postilla su una birra che costa praticamente quanto l’ambrosia servita direttamente da Zeus in un calice d’oro, ritorniamo alla questione dei conti salati che ci vengono propinati; tralasciando i sovrapprezzi per la nostra pizza, che posso anche comprendere, devo dire che bene o male quasi tutti i ristoranti con un occhio di riguardo per i celiaci appartengono ad una fascia di prezzo medio-alta, per cui indiscutibilmente alla fine si finisce col pagare tanto.

È per questo che oggi voglio parlarvi di un ristorante che, oltre ad avere il pregio di essere certificato dall’Aic, è anche abbastanza economico.  Ristorante Pizzeria Lepontina, Via Lepontina 8. Chiariamoci da subito: non è in centro, non è chic, non è il caso di portarci la fidanzata la sera in cui vuoi chiederle di sposarla e non cambierà la vita delle tue papille gustative, ma ti permetterà di mangiare una buona cena spendendo poco.

È un ristorantino semplice, old style, dal personale gentile e preparato. C’è tantissima scelta, sia per i primi che per i secondi, senza parlare della pizza. Ho visto sul bancone il simbolo della DS, la cosa mi può far supporre che usino delle basi pronte, ma sinceramente non mi azzardo a dare questa informazione perchè non ne sono sicura.

IMG-20150327-WA0007La pizza è davvero buona, si possono scegliere tante diverse versioni ed il sovrapprezzo è di due euro (e vi assicuro che i prezzi standard sono bassi, esempio, la classica margherita costa 5 euro). Per amor della cronaca, devo dire che la prima volta che sono andata era un po’ crudina, certo che anche io avrei potuto aprire la boccuccia e chiedere che me la cambiassero: l’ho finita comunque perchè non era male. La seconda volta ho scelto un buon calzone, delizioso, cotto alla perfezione e molto digeribile.  Alla fine abbiamo chiesto i dolci e tra le tre possibili opzioni abbiamo scelto un tiramisù. Non lo mangiavo da tanto tempo e sono stata felice di riassaporarlo. Ah, era buono!

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Insomma, per una pizza last minute il giorno in cui non vi va di cucinare, per un pasto insieme agli amici casciaroni che non vogliono spendere un patrimonio, per una sera di cibo semplice e soddisfacente… Lepontina! (Sembra uno slogan terribile, ma giuro che non vi sto vendendo un detersivo!)

Oryza- risotteria senza glutine

20150210_135700Se non vi piace il riso state lontani da questo post, perchè sarà proprio questo elemento amico dei celiaci ad essere il protagonista di questa recensione su un localino piccino picciò nascosto nel quartiere isola: è Oryza, (Via Volturno 31, zona Porta Nuova-Isola) che si dedica alla cucina del riso declinata in tutte le sue forme.

La mia esperienza è limitata alla pausa pranzo ma mi sono ripromessa una visitina per scoprire anche il menu serale. A mezzogiorno la proposta è ridotta ma comunque variegata: il riso è il principe della cucina e non troverete nient’altro che non sia una buona insalata, un fantastico piatto unico  o un saporito risotto. Sul menu (che riporta il logo AIC) sono segnalati i piatti idonei ai celiaci, pochi rispetto alla lista totale ma comunque abbastanza da permettere una certa libertà di scelta.

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Ogni giorno viene preparato un risotto speciale; il giorno della mia visita c’era un ricchissimo toma, noci e pepe verde ma non ho potuto assaggiarlo perché non idoneo: facendo presente al personale di essere celiaci, vi guideranno nella scelta dei piatti fuori menu non contrassegnati da asterisco. Temo che il risotto del giorno non sia quasi mai idoneo in quanto mi è parso di capire che per questi usino un dado non garantito; è un peccato perchè così viene praticamente preclusa la scelta del piatto principe.

La cosa che più mi piace di Oryza è che si riesce a mangiare dei piatti ottimi, gustosi e sani.

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Tra i miei preferiti, ci sono le due portate che vedete in foto: una stupenda insalata di riso basmati con curry e verdure ed un piatto unico di riso nero e frutti di mare delizioso.

Di Oryza amo il fatto che ci permetta di mangiare restando in una dimensione naturale: nessun sostituto dietoterapico di dubbia provenienza, niente pasta allo xantano, niente impasti ai grassi idrogenati ma solo piatti sani che affondano le loro radici in un alimento privo di glutine. Quando mangio da loro non sento la pesantezza che mi sale all’ennesimo pastone dolciastro a base di mais. Non è una questione di linea, quanto più di consapevolezza riguardo ciò che mandiamo giù: è bello fare un pasto che dia soddisfazione e ci faccia anche sentire bene.

Note dolenti? Se avete fame vi sconsiglio di prendere le insalate di riso, perchè va bene rimanere leggeri ma le porzioni sono davvero esigue. E buttateli due grammi di riso, che col pranzo devo tirare avanti tutta la giornata! I piatti unici invece hanno porzioni soddisfacenti. Un’altra cosa che non mi piace è l’assenza di antipasti o contorni perchè per l’appunto, se mi arriva una scarna insalata di riso non posso prendere nient’altro che non sia riso ed esco dal ristorante con la fame.

In definitiva: consigliatissimo, presto ci farò una capatina per cena e magari vi aggiornerò!

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Peperino Pizza & Grill: “vuoi che muoro?”

Dopo un lungo silenzio stampa  torno oggi con una recensione su una delle pizzerie più conosciute di Milano per quanto riguarda la cucina senza glutine. Voglio fare una premessa necessaria: ho scoperto questa pizzeria attraverso il passaparola e devo dire, per amor del vero, che mi era stato consigliato caldamente ed i pareri erano ottimi. Mi sono approcciata carica di aspettative che purtroppo sono andate in gran parte disattese.

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Partiamo dai punti positivi:
La location è centralissima, di fronte ad Eataly Smeraldo, a due passi da Corso Como. Se dovessi descrivere il suo arredamento lo paragonerei al moderno/ rustico tanto in voga nelle catene come Rossopomodoro e Fratelli la Bufala, un po’ stereotipato ma comunque gradevole e accogliente. Non consiglio il locale per una cenetta intima, il locale è grande e dispersivo e tende ad essere rumoroso, si presta maggiormente a tavolate di amici per buone serate in compagnia.

Il menu senza glutine è ricco e variegato; http://www.peperinopizza.it/files/admin/allegati/20130924114427_Peperino_men_MI_Senza_Glutine_WEB.pdf. I Punti forti sono senz’altro la pizza e la carne alla griglia, ma troviamo anche antipasti e primi. La varietà è notevole ed apprezzabile, non penso vi troverete in disaccordo se dico che siamo persone abituate ad accontentarci ed è piacevole, una volta tanto, avere tanta scelta. Una piccola postilla, magari un refuso insignificante ma preferisco segnalarlo: se prendo un menu senza glutine, mi aspetto che tutto quello che è segnato al suo interno sia assolutamente sicurissimo: noto con un certo disappunto che tra le bevande è proposta la coca cola light, che è un prodotto a rischio. Spero e credo che sia solo un errore che magari è corretto dal gestore in fase di ordinazione, ma è un’inesattezza potenzialmente pericolosa che spero correggeranno.

Mi tocca ora però snocciolare le note dolenti, e lo faccio anche con un certo imbarazzo. Noi celiaci ci troviamo in una posizione di sudditanza psicologica nei confronti dei ristoratori, come se chi cucina anche per noi ci facesse un favore. CI sentiamo come se non fossimo in diritto di lamentarci, come se dovessimo sempre apprezzare gli sforzi degli esercenti e non protestare se le cose non vanno. Beh, oggi io voglio uscire da questo loop, perchè se pago nessuno mi fa un favore e mi trovo nella posizione di giudicare, in special modo quando il giudizio negativo riguarda aspetti del ristorante che colpiscono indiscriminatamente celiaci e non.

Il servizio è pessimo: Attesa infinita per ordinare, tre quarti d’ora per avere l’antipasto, altra mezz’ora per ricevere la pizza. Alla fine, io ed il mio compagno eravamo seccati e non vedevamo l’ora di andarcene (per non tornare più probabilmente: non ho intenzione di passare un’altra serata del genere, e non so se fosse una serata sfortunata, ma non ho intenzione di ritentare la sorte per rifare quest’esperienza). Non consideriamo poi che la pizza del mio ragazzo (con glutine) è arrivata molto prima della mia, che sono rimasta in attesa, affamata, a supplicarlo di mangiare prima che la sua diventasse fredda ed immaginabile.

Il cibo: la prima delusione è arrivata con l’antipasto. Abbiamo ordinato un fiordilatte al forno con prosciutto cotto senza glutine,quello che è arrivato al tavolo era un qualcosa di inguardabile, una mozzarellona semisciolta adagiata in una pozza della sua acqua venuta fuori con la cottura, tagliata a metà con dentro qualche ritaglio di prosciutto cotto. Il sapore era del tutto insignificante ed avere speso 7 euro e 50 per una simile presa in giro mi ha ulteriormente indisposta, ma ho deciso di stare serena e prepararmi a degustare il piatto forte, la pizza. Come dicevo, dopo un’attesa infinita finalmente mi è stata servita (con una certa malgrazia) e l’aspetto era davvero promettente! Purtroppo però, anche qui non posso definirmi soddisfatta: non era male, i condimenti erano abbastanza buoni ma la pasta era semicruda all’interno (tipico delle pizze gluten free cotte male) e dal sapore dolciastro predominante (probabilmente l’impasto è a base prevalente di farina di mais, e qui sono scelte non contestabili, c’è a chi piace più e a chi meno, io appartengo alla seconda categoria).

Ci alziamo per pagare e come se non avessimo già perso abbastanza tempo, dobbiamo anche attendere che la cassiera finisca la sua chiacchierata con gli amici prima che ci permetta di pagare. Mi aspettavo la domanda classica “Tutto bene?” che non è arrivata, dimostrando per l’ennesima volta che l’attenzione al cliente  è pari a zero.

Non credo che tornerò dato che ho passato una serata a dir poco stressante e di pizzerie senza glutine a Milano ce ne sono parecchie. Ma sia ben chiaro, non invito nessuno ad emularmi: provateci, assaggiate i loro piatti e fatevi una vostra idea: aiutiamo anche questi gestori a cambiare e capire come possono migliorarsi.

Milanosenzaglutine in trasferta, un post da giargiana

Lo ammetto. Sono una terrona. 10349131_593313890801073_7894649589270131861_n Trapiantata a Milano dal 2007, sono un fiero incrocio tra la perfetta milanese imbruttita e la giargiana più verace. Piccolo avvertimento agli imbruttiti che leggono:questo sarà un articolo in cui verrano magnificati prodotti del sud e fondamentalmente verrà ribadito il giargianico principio per il quale AL SUD È TUTTO PIÚ BUONO. Devo ammettere che quest’anno la mia trasferta natalizia destava qualche preoccupazione: il mio primo Natale celiaco mi appariva insostenibile e pensavo che nemmeno l’abile maestria di mia madre potesse salvarlo. Inoltre partivo col pregiudizio che solamente Milano caput mundi offrisse qualche variante gustosa per il mangiare senza glutine e che qui non avrei trovato nemmeno una galletta di riso. Mi sono fatta un viaggio in treno con uno zaino stipato di prodotti e devo dire che mi sento quasi stupida al pensiero (si, fino ad un certo punto. A Milano faccio la spesa col buono, rifarla qui significava spendere soldi inutilmente). In Molise ho trovato l’artigianalità senza glutine, e devo dire che è stata una piacevolissima sorpresa. Se vi dovesse capitare di passare per Campobasso, l’indirizzo chiave è: IL CAPRICCIO – 40, Via XXIV Maggio – Campobasso https://www.facebook.com/carlone.pasqualina 20141223_102936 20141229_135251

I mostaccioli sono un dolce tipico molisano. Pensavo che non ne avrei assaggiato uno mai più e invece…che felicità! La cosa che più mi è piaciuta di questo forno è indubbiamente la pizza. Era BUONA, ma buona sul serio. Senza quel retrogusto malefico di mais dolciastro, senza la pesantezza tipica delle nostre farine ma lievitata, saporita… è stato un piacere rimangiarne una tanto gustosa. Sicuramente la migliore pizza da quando sono a dieta deglutinata.
Prima di partire farò uno spesone da portare con me a Milano, qualche pizzettina che sappia consolarmi nei giorni bui. Anche perchè, al forno mi han detto la formula magica: “Le pizze si possono congelare”…congelatore milanese, preparati: è in arrivo un gran carico di pizzette.

Devo dirvi la verità; quasi quasi sono contenta che le feste procedano verso la fine, così almeno smetterò di mangiare come se non ci fosse un domani. Non solo la linea ne risente (non so, dovrei correre lungo tutto la tangenziale di Milano per smaltire le calorie ingollate questi giorni) ma anche e soprattutto la mia lucidità mentale: sono in costante papagna post abbuffata e non ne posso più. Diciamo che mi sono curata bene, cercando di imparare qualcosa dai libri e dalla millenaria (oddio su, non è così vecchia) sapienza di mia madre. Ho fatto gli gnocchi! Io! Giuro!! 10906498_593313764134419_2241404967452135379_n E che ve lo dico a fare. MIA MADRE SE VA A MASTERCHEF SI METTE CRACCO SOTTO I PIEDI.

Qualche considerazione finale sulle mie vacanze molisane; con la mamma masterchef non ho mangiato fuori nemmeno una volta, anche perchè glutenfree roads e l’applicazione aic non mi segnalano nemmeno un ristorante a Campobasso. Dovrei fare una ricerca più approfondita (nemmeno il Capriccio appare nelle applicazioni, eppure è certificata AIC). Su questo non posso dare giudizi, ma mi stupirebbe molto se non ci fosse nemmeno un locale informato in città. Mi sorprenderebbe perchè ho trovato una Campobasso attenta, con i supermercati colmi di prodotti senza glutine e ben due realtà avviate in questo campo (Il capriccio e Celiacom, un’azieda che produce senza glutine che vorrei visitare domani. Credo abbiano anche uno shop online quindi questa cosa potrebbe interessare a molti. Ho sentito grandi cose). Ho avuto anche una spiacevole conferma. Essendoci nei supermercati dei prodotti che consumo abitualmente a Milano e che compro col buono (esempio, i cracker di riso della mia marca preferita) ho potuto constatare come i prezzi siano gonfiati nei negozi che vendono il senza glutine. Si lo so. Ho scoperto l’acqua calda, ma lasciatemi fare la mia ingenua constazione e permettetemi di dire che noi celiaci siamo dei bei polletti da spennare. Buon anno a tutti. Decontaminato, ovviamente!!

Ta Hua, il senza glutine con gli occhi a mandorla.

Ta Hua

Non potete capire quanto sia contenta di aver scoperto questo ristorante. Penso sia il migliore nel suo genere e meriti una visita anche tralasciando il piccolissimo particolare che probabilmente è l’unico realmente sicuro per i nostri villi. La cucina cinese rischia di essere davvero pericolosa, non me ne vogliano i ristoratori, ma è lampante che la maggior parte dei locali usa in larghissima parte cibo congelato e la caccia all’allergene è davvero difficile. Col Ta Hua ho avuto il piacere di mangiare ancora i miei piatti preferiti, ma la sorpresa è stata ancora più grande quando ho scoperto che la qualità è nettamente superiore a quanto assaggiato in passato.

Partiamo dalla location: Via Fara 15, adiacenze fermata metro gioia. L’arredamento è gradevole, moderno con un tocco zen: trovo bellissimo il soffitto dal quale pendono tronchetti.

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Non è il classico ristorante asiatico milanese: non so se  ci avete fatto caso, ma ultimamente noto che i ristoranti cinesi di Milano tendono a rifarsi il look: addio dragone rosso e imagese quadri con ingordi panda che si ingozzano di bambù (che teneri!) e benvenuto restyling minimalista dalle tinte scure.
Stanno diventando tutti uguali, con le loro pareti bigie, i tavolini tovagliati di rosso ed il look che strizza l’occhio verso un’eleganza che a certi locali non è richiesta e talvolta risulta anche difficile da mantenere. Inoltre, sembra che ogni ristorante cinese avverta l’impellente necessità di buttarsi nel business del sushi, possibilmente in formula ayce e dalla discutibile qualità. Mi mancano i bei ristorantini cinesi pacchiani, quelli in cui con pochi spicci si mangia roba fritta e spaghetti di soia. Mi mancano le nuvole di drago smangiucchiate in compagnia delle tinte rosso ed oro alle pareti. Colgo l’occasione per consigliare ai normovillati (i non celiaci) un ristorantino cinese in centro (tra Piazza Duomo e via Larga, in via Paolo da Cannobio) che ancora resiste alla lusinghe del minimalismo, lo Shangai Hung Hing. Si mangia bene, si spende poco ed è adorabile.
Il Ta Hua è un’altra merce. L’effetto che si ha entrando nel locale (la  bellezza degli arredi) è un preludio perfetto per l’ottimo cibo che viene servito.

La mia cena è cominciata con le domande di rito al camerie di turno, a cui è toccata la rogna di beccarsi il mio interrogatorio. Mi ha risposto con competenza e cortesia.
Gli antipasti sono i piatti più problematici, nel senso che due o tre sono idonei rispetto alla lista del menu.  Io ho scelto dei ravioli di gamberi ed un cannellone di riso, sempre ripieno di gamberi.

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I ravioli sono eccezionali, mai mangiati di così buoni. Vengono cucinati a vista, una vetrata in sala permette di ipnotizzarsi di fronte alla scena della cottura e all’abilità della cuoca. Il cannellone di riso buono, ma io non faccio testo perchè adoro la pasta di riso; facendolo assaggiare alle amiche ho avuto pareri contrastanti (è stato definito molliccio ed anonimo). Dovendo scegliere, vi consiglierei i ravioli ad occhi chiusi.

Primi e secondi comportano meno difficoltà, si può scegliere più liberamente ed eventualmente vengono oroposte modifiche alla ricetta. Io ho scelto degli spaghetti di soia con gamberi e verdure (senza salsa di soia ovviamente, ma ho potuto aggiungere a crudo del tamari che mi è stato portato ad inizio cena ed è rimasto a mia disposizione per tutto il pasto). Purtroppo non ho scattato foto, la fame mi ha distratta e mi ha fatto fiondare sui miei fantastici spaghettini.

Last but not least, il dolce.
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Dolce al cucchiaio con cioccolato bianco e caffè. Sicuramente la mia portata preferita. So che non è orientale nemmeno un po’, ma era delizioso. Alla cucchiaiata si avvertiva il sapore ricco ed intenso del cioccolato bianco: prima una grandissima dolcezza in bocca e sul finale ecco arrivare un sentore di caffè che spezzava il tutto e ti puliva le papille. La cosa incredibile è che non stufava mai, cucchiaio dopo cucchiaio l’ho gustata senza stancarmi.

Questa era la terza volta che andavo al Ta Hua. La prima volta sono andata a pranzo (vengono proposti dei menu fissi abbastanza convenienti, i piatti sono piuttosto semplici, ma anche in questa occasione le aspettative non vengono deluse) e la seconda a cena (mangiando un buon secondo, un cestino di patate con pesce, verdure e anacardi, buono ma un po’ sciapino per i miei gusti: corretto con del Tamari era ottimo).

I prezzi: come detto, a pranzo i menu permettono di mangiare con meno di dieci euro, ma sicuramente la scelta è molto ridotta rispetto alla sera. Come avrete capito leggendo queste righe, non è il classico cinese e la qualità lo dimostra ampiamente. Questa è la ratio che sta dietro ai pezzi, superiori alla media per questo genere. Non vi sto parlando di prezzi impossibli (uno spaghetto di soia con verdure e gamberi costa 8 euro) ma preferisco segnalare che i prezzi potrebbero essere superiori a quanto siete abituati. A mio modesto avviso, ne vale sicuramente la pena.

Il personale? Gentile, preparato, cordiale. Il ragazzo in cassa è di una gentilezza e simpatia eccezionali, ci ha sempre accolto in maniera splendida. Per amor del vero, una lamentela mi tocca farla (ahi ahi), ma è l’unica e piccola: la ragazza che accoglie i clienti è stata poco gentile in un paio di occasioni. Erano momenti particolarmente concitati e capisco che possa esserle sfuggito il controllo, ma a nessuno fa piacere sentirsi di troppo. Ovviamente non è stato un grosso problema e non ha pregiudicato l’esperienza: la stessa persona è stata gentile in altre occasioni o a fine serata salutando.

Per concludere: al Ta Hua ho trovato ingredienti di prima scelta freschissimi e sapori sorprendenti. Promosso a pieni voti!

Mu Italian finest burger

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Voglio partire con la recensione di questo piccolo locale in via Sarpi perché è l’ultimo che ho visitato e soprattutto per il forte entusiasmo che ha generato in me (papille gustative in festa!).

Sabato sera: all’ultimo minuto si decide per una cena tardiva, ma dove andare? Mentre mi preparo (ovvero cerco di lasciare a casa le sembianze da strega dell’est) scorro velocemente tra le proposte di Gluten free roads (http://www.glutenfreeroads.com/it/, sito ed app powered by Ds e Schär che consiglio vivamente: aiuta a trovare locali certificati aic o quantomeno informati sulla celiachia, oltre che esercizi commerciali ed hotel. Per la cronaca, penso che l’app debba subire un restyling che permetta una navigazione più fluida, e spero che prima o poi vengano risolti i bug che la portano sull’orlo del crash; ad ogni modo, questa resta una risorsa valida ed utilissima). Trovare un ristorante che ti serva fino a tardi è difficile, trovare un ristorante che serva fino a tardi e senza glutine è difficilissimo. Scorgo nella lista “Mu, italian finest burger” e dopo un plebiscito generale che dichiarava approvata la cena a base di hamburgerone, ci dirigiamo alla sua volta.

È un locale non certificato AIC, ma informato sulla celiachia. Come detto, si trova in Via Paolo Sarpi (all’incrocio con Via Canonica). È un piccolo locale sullo stile fast food, con cucina a vista, banconi e sgabelli per godersi il proprio hamburger. All’esterno troviamo due strutture riscaldate: noi ci siamo accomodati qui e devo dire che erano comode e calde. Tutti i banconi sono forniti di salse (mayo e ketchup) e di abbondanti tovaglioli- gli ecologisti mi perdoneranno, ma io ne consumo a pacchi se mangio un hamburger perché non sono proprio capace ad addentarlo senza far danni.
È sicuramente un locale adatto a chi vuole fare un pasto veloce, ma non lasciatevi trarre in inganno dalla definizione che ho usato prima, ovvero “fast food”, che tende solo ad indicare una tipologia di locale in cui non si è legati ad un servizio al tavolo. Magari i fastfood fossero così: il panino è di qualità, gli ingredienti sono sceltissimi ed il gusto è notevole.

Dalla diagnosi di celiachia non ho mangiato macinato per qualche mese, nemmeno a casa. Non riuscivo a trovare nessun supermercato o macelleria che mi garantisse che la macchina tritacarne non fosse contaminata e progettavo di comprare una macchina da tenere in cucina, ma sinceramente tra una cosa e l’altra non l’ho mai acquistata e tendevo a rimandare. Per fortuna, un giorno mi è balenato di chiedere all’Esselunga di parlare col capo della macelleria, e questo mi ha garantito che il loro tritacarne è pulito e tutta la carne “tal quale” è confezionata su taglieri appositi, lontani da quelle delle preparazioni gastronomiche che potrebbero contenere glutine. Ecco, colgo l’occasione per manifestare tutta la mia simpatia a questo gentilissimo capo del reparto macelleria di viale Jenner, grazie per questa splendida notizia! Se mai mi dovesse leggere, mi creda, ho dovuto trattenere la commozione provata per la sensazione di potermi cucinare un bel ragù, una polpetta o un hamburger. Qualche settimana fa mi è capitato di trovare un bel localetto stile tavola calda americana anni 50, di cui magari vi parlerò una prossima volta, ed ho potuto rigustare un ottimo hamburger. Devo dire che sia in quel caso che in quello di Mu sono rimasta piacevolmente stupita dalla qualità degli ingredienti. Prima della dieta aglutinata mangiavo hamburger in una rinomata quanto costosa catena a Milano, e devo dire che i due panini che ho assaggiato non hanno nulla da invidiarle, anzi, potrebbero insegnar loro qualcosa.

Torniamo a Mu.
L’accoglienza è stata ottima. Una ragazza molto gentile ha soddisfatto tutte le mie curiosità con un grande sorriso (e già questo non è poco). Tutto viene cucinato con le dovute precauzioni anti- contaminazione. Quasi tutti gli ingredienti e le salse presenti nel menu sono senza glutine, ad eccezione di alcuni che, per l’appunto, vengono segnalati. Si può scegliere qualsiasi tipo di panino (laddove sia previsto un ingrediente non consentito, questo non viene inserito. Se poi si ha voglia di un’aggiunta particolare, si può scegliere quel che più si desidera con un sovraprezzo). L’unico panino che non può essere scelto è il trittico dei mini burger, in quanto il pane di dimensioni ridotte è disponibile solamente con glutine.
I fritti (patatine, anelli di cipolla o peperoni) non sono idonei al nostro consumo: mi è stato spiegato che le patatine sono senza glutine, ma disponendo il locale di una friggitrice unica, non è possibile evitare la contaminazione.
E via, ho scelto il mio panino (ed aggiunto una bella dose di bacon per non farci mancare un po’ di calorie inutili: le cose o le si fa bene o non le si fa affatto!). La mia dolce metà ha scelto un hamburger glutinoso (perché lui se lo può permettere! Non è mica da tutti eh!) e gli è piaciuto molto. A me è piaciuto? Era FAVOLOSO! Tutto era freschissimo, ben cucinato, ed anche il pane senza glutine era buono, senza retrogusto e con un’ottima consistenza.

Cena 6-12-2014

(Scusate la foto splatter del mio panino, ma tanta la fame, mi sono ricordata di fotografarlo solo dopo averlo addentato come una serial killer)

Dopo aver assaporato la prima delizia, la suddetta dolce metà mi ha fatto una proposta indecente: “Prendiamoci un altro panino” (Chissà cosa credevate eh?? Birbantoni!). Dopo aver fatto finta di pensarci, abbiamo convenuto di prenderne uno da dividere e ci siamo lasciati tentare da un panino che era ancora più ricco del precedente.
A tal proposito, voglio raccontare quello che è successo dopo che mi ha colpita moltissimo. Il panino era pronto ed abbiamo chiesto che fosse diviso in due: la cucina è a vista e quindi ho potuto assistere alla perizia con la quale questa operazione è stata svolta: il ragazzo si è lavato le mani, ha indossato i guanti, ha preso un coltello pulito e ci ha diviso il panino con un’attenzione ed una cautela estrema.
È stato bello assistere a questo piccolo gesto pieno di attenzione e sentirsi garantiti nel mangiare. Non tutti lo fanno: non tutti ti permettono di calare la guardia e farti mangiare serena senza avere paure di nessun tipo. In conclusione: personale preparato e cibo da urlo. What else? (Copyright nespresso, non sia mai che mi denuncino… George nun ‘te ‘ncazzà).

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Celiachia, anno 0.

Vi presento Paola, mia sorella:

(Mi sembrIMG-20141130-WA0010a scontato dire che sia quella senza corna) Qualche mese fa, mia sorella ha cominciato ad avere qualche problemino con lo stomaco. Noi -famiglia, amici e fidanzato (oggi suo marito, per la cronaca!)- eravamo di grande sostegno, propinando un generico: “Maddai, è stress, vedrai che passa!“. Peccato che non le passasse, e mentre noi continuavamo a dirle di smetterla, è arrivata la diagnosi: lesione di tipo marsh 3b, alias celiachia.20140901_145413

Cosa c’entro io? Beh, la gastroenterologa ha detto a mia sorella che sarebbe stato opportuno che facessi delle analisi. Chi sono io? Una specie di essere umano trapiantato a Milano per studi, “leggermente” ipocondriaca, amante dei gatti, delle biografie e della storia. Sono celiaca? Ebbene si. Dopo le analisi del sangue, la visita gatroenterologica e una gastroscopia affrontata con grandissima dignità, è arrivata l’infausta sentenza.

Torniamo seri per un attimo: scoprire di essere celiaca non è stata un’esperienza esaltante, ma c’è di peggio, ed una volta tanto mi sento di poter dire che in Italia abbiamo un’assistenza ottima, buoni mensili erogati dalla asl ed esenzione medica. Insomma, come si suol dire: Non è la fine del mondo.

Paradossalmente, quando ho cominciato la dieta aglutinata ero abbastanza serena. Ok, il nemico giurato era il glutine, ma siamo in un’epoca fortunata, ci sono tanti prodotti equivalenti, e che problema ci sarebbe stato a seguire una dieta in cui dovevo solo limitarmi a sostituire dei cibi? Poi mi sono informata, mi sono evoluta (come un pokemon) ed ho scoperto il mondo post apocalittico della CONTAMINAZIONE. La contaminazione da glutine è il male assoluto: è il principio che ti fa tenere le pentole separate in casa, ti fa tremare quando mangi fuori e ti fa diventare un poliziotto cattivo che interroga camerieri terrorizzati dalla tua verve e dal tuo “Posso stare tranquilla?”. Ed ecco, dopo un’iniziale addio alla socialità ed una moderata rassegnazione al fatto che non avrei mangiato fuori casa mai più, mi sono calmata ed ho capito che posso uscire dalla mia cucina e gustarmi dei manicaretti cucinati da altri. Milano offre tanto: da qui la mia idea di un blog che recensisse i ristoranti certificati o consigliati, con opinioni sincere e dettagliate che possano aiutare nella scelta. Questo sarà uno spazio per l’alimentazione: spererei di non fare troppa pubblicità, anche perchè purtroppo non mi pagano e non è bello fare un lavoro gratis!Siamo qui per noi, per scambiarci opinioni.Inutile dirlo: noi celiaci siamo tanti, se avrete segnalazioni e consigli sarò felicissima.

Un abbraccio decontaminato a tutti.