Sono celiaca e SONO MALATA. Alcune necessarie precisazioni.

Tra i commenti ricevuti sul mio precedente articolo, uno mi è balzato all’occhio anche perché chi scrive è l’autrice di un libro che ha come titolo: “Sono celiaca, non malata!”. Trovate il suo articolo qui: http://www.sonoceliacononmalato.it

Siccome è arrivata questa replica, non si sa a quale titolo visto che la persona in questione, il suo libro e le sue attività non sono mai state citate né sono oggetto del mio articolo, che sin dal principio esprime il fatto che la paternità della frase mi fosse sconosciuta. Non so come si sia arrivati quindi a giudicare il mio scritto come una critica verso qualcosa che nella mia mente non esisteva. Se non fossi stata abbastanza chiara, voglio esserlo una volta per tutte: non vi erano riferimenti al libro o alla filosofia di vita, l’articolo si incentra solo ed unicamente su quelle persone che, con atteggiamenti pressapochisti, si trincerano dietro a questa frase creando disinformazione e confusione nelle persone non informate. Io credevo addirittura che la provenienza della frase fosse rintracciabile in una campagna AIC, per cui figuriamoci se avevo intenzione di insinuare che fosse nata con un intento malevolo o dissennato.

È mio costume non parlare di ciò che non conosco: mi piace esprimere la mia opinione quando ho degli argomenti a sostegno della mia tesi, e non mi vergogno a correggermi quando necessario. Stavolta non penso di dover chiedere scusa ad alcuno o fare ammenda, anzi. L’autrice che si è tanto contrariata probabilmente non dovrebbe sentirsi offesa da una mia inconsapevole citazione, quanto più dal fatto che esistono imbecilli che usano questa frase in maniera scorretta (almeno così ho capito, visto che non conosco la sua idea a riguardo ma mi sembra di capire che non sia questa).

Ci tengo a dire la mia su una critica che mi è stata mossa, quella di contraddirmi riguardo alla mia attenzione alla contaminazione, mettendo a confronto due cose che non hanno molta attinenza tra loro, il fatto che io mangi in ristoranti non certificati e l’episodio in cui racconto della ragazza celiaca che mi offre le olive.Quando ho deciso diaprire il blog ero conscia del fatto che consigliare dei ristoranti equivaleva a mettere potenzialmente a rischio delle persone, in primo luogo me stessa. È per questo motivo che prima di mangiare in posti non certificati, metto in scena un vero e propri interrogatorio, minuzioso fin nei minimi dettagli. Una volta un ristoratore, con tutte le domande che gli propinavo, mi ha detto chiaramente: “Non posso farti entrare in cucina per questioni di igiene, ma mettiti dietro al vetro e ti mostro come lavoriamo mentre prepariamo il senza glutine”. La stessa persona si è offerta di dirmi i prodotti che utilizzava per garantirmi l’assenza di glutine. Per cui, non mi si può tacciare di essere poco attenta, è una critica che non ammetto perché molto lontana dal mio modo di fare.

La contraddizione quindi starebbe nel fatto che mangio in ristoranti non garantiti e poi mi arrabbio per le olive. Eh si signori: mi arrabbio perché, se a dirmi una cavolata del genere è una ragazza celiaca come me, facendomi passare davanti a tutti come una pazzoide esaltata sulla contaminazione, non mi sta bene. Non voglio passare per quello che non sono, non voglio che il semplice fatto di seguire un regime alimentare per la mia salute debba essere motivo di sconcerto negli altri. Non voglio sentir dire alle persone che: “L’altra celiaca lì ci mangia”, come se fossi io quella sbagliata e non lei che canna alla grande.

Sono stata accusata, tral’altro, di voler muovere critiche proprio all’autrice del libro,citando anche la collezione di gioielli (che a quanto pare è sua). Scrivo anche qui che sono venuta a conoscenza di questa linea solo ed esclusivamente mediante una foto presente in un commento in un gruppo di facebook sulla celiachia, non vi erano segnalati i creatori o promotori. La mia opinione personale, l’avrete intuito, non è positiva, ma da qui a dire che era mia intenzione screditare qualcuno o un’iniziativa,il salto è molto fantasioso.

Ah, mi è stato augurato di trovare persone che non mi facciano sentire malata. Tanto per la cronaca: ho amici meravigliosi che mi sostengono, una sorella con la mia stessa patologia, genitori che mi amano, un fidanzato che mi porta orgoglioso a casa la farina di mais bianco senza glutine come se fosse un trofeo dopo averla cercata per diverso tempo assieme. Come mi fa sentire questo?

Mi sento amata.

Mi sento coccolata.

Mi sento bene.

Ma resto malata. E questo purtroppo, è qualcosa che nessuna sensazione può cambiare.

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