Pronti, partenza, via!!

Cari milanesi,come avrete notato, è da un po’ che trascuro il blog. Nonostante sia un periodo complicato e pieno di impegni per me, ammetto di averlo fatto volutamente. Quando ho creato questa piccola community avevo un’idea ben precisa ed in qualche modo sento di aver disatteso quelle che erano le mie aspettative. Questo spazio non è come me lo ero immaginato, ed ho pensato anche di chiudere baracca e burattini. Ma poi, pensa e ripensa, ho capito che a questo blog ci tengo davvero tanto. E allora, cosa mi impedisce di far assomigliare Milanosenzaglutine alla mia visione? Ci saranno piccoli e grandi cambiamenti: ci sarà un po’ più di me e, soprattutto, allargherò i confini: non più soltanto ristorazione ma anche alimentazione e lifestyle, ovviamente sempre in chiave sglutinata (e meneghina).

Spero che voi rimaniate con me e spero di riuscire a coinvolgervi ancora di più!

Annunci

Taste boutique Novotel

Sabato sera abbiamo cenato alla Taste Boutique dell’hotel Novotel (zona Niguarda), approfittando di una strepitosa offerta, lo sconto del 30% sul conto prenotando con l’app TheFork, da cogliere al volo quando se ne trovano perché sono rarissimi per i ristoranti che fanno cucina senza glutine.

Il ristorante appartiene al circuto AFC dell’aic, e per quanto riguarda la scrupolosità riguardo alla sicurezza non posso che dirne bene. 

Ma partiamo dall’inizio: la sala è elegante, il giusto, senza quell’eccesso che intimorisce. L’accoglienza è ottima ed il personale molto gentile. 

Prima nota dolente: il menu senza glutine è veramente scarno rispetto alle proposte “normali”: solamente tre antipasti, tre primi, tre secondi e due dolci. La situazione peggiora se si considera che tra le scelte ce ne sono alcune veramente poco degne di considerazione come la pasta al sugo (che però ci sta, siamo in un hotel, è un’alternativa semplice per chi soggiorna con bambini).


La sensazione generale rispetto all’offerta senza glutine è che lo sforzo per la costruzione del menu sia stato davvero minimo: sulla carta “normale” ci sono proposte che potrebbero essere facilmente servite senza glutine. Odio fare questo discorso perché mi rendo conto che come base abbia una certa faciloneria: non ci è dato sapere le motivazioni per cui certe scelte vengono fatte, sicuramente per garantire all’ospite la massima sicurezza e pertanto sono le più corrette in assoluto. Però, accidenti, uno sforzino in più gli gioverebbe sicuramente.

Seconda nota dolente: il tempo di attesa: INFINITO. Per l’antipasto abbiamo dovuto attendere circa tre quarti d’ora, un’ulteriore mezz’ora abbondante per ricevere il primo. È stato logorante ed ingiustificabile perché la sala non aveva così tanti commensali. Stando a quanto ho letto, il nostro non è stato un caso isolato.

E adesso arriviamo al cibo. Doverosa premessa: io ho mangiato bene, ma forse non posso dire lo stesso per i miei commensali. Ho fatto le scelte migliori, mentre le persone che erano con me non sono state altrettanto soddisfatte.

Per antipasto ho scelto una burrata con acciughe ed olive, buona ed equilibrata. Come primo, davvero davvero ottimo, risotto al limone con gamberi.Era veramente perfetto: leggero ma gustoso, con la nota di limone ben dosata. 

Il dolce senza infamia e senza lode, un minuscolo tortino di zucca adagiato in un piattone che lo faceva sembrare ancora più piccino.

Come vi dicevo in precedenza, ai miei amici non è andata benissimo. Tra i piatti che sono piaciuti di meno: un antipasto a base di polpo (con una consistenza durissima) e un secondo che aveva un nome mirabolante e che poi è risultato essere una frittata nemmeno troppo buona.

Queste sono le premesse e mi rendo conto che non siano super positive: non ci tornerei, è stata una delusione sotto tanti aspetti, ma il risotto mi ha davvero salvato la serata. Al limite, ora sapete tutto, andateci preparati, gustatevi un risottino e via. Tutto questo ovviamente solo se prenotate con Thefork ed ottenete lo sconto (che in alcuni giorni arriva fino al 50%), altrimenti non ne vale proprio la pena. 

Taste Boutique ha tanto potenziale, ma se vuole emergere dalla realtà dei ristoranti da hotel deve fare un passo avanti e correggere questi errori, altrimenti può rassegnarsi a rimanere nel limbo. 

Gluten free Expo, i pro ed i contro

Pro:

Scoprire cose nuove; tanti espositori, tanti prodotti e tante novità. Le aziende che partecipano sono in via di massima molto generose e durante tutta la giornata si sono susseguiti assaggi in quantità. Rispetto all’anno scorso sono stati elargiti pochissimi prodotti omaggio, quasi nessuno, ma ho assaggiato tante cose buone. Adesso, non so se mi sta cambiando il palato, ma rispetto ai primi tempi della diagnosi, mi inizia a sembrare tutto buono. Forse mi sono abituata ai nuovi sapori, ma è innegabile che ci sia più studio sui prodotti e di anno in anno è possibile riscontrare netti miglioramenti. Gli oscar di milano senza glutine vanno a (fortunelli!!):

La migliore pizza: Linea Greenflute della CELIACOM (e vi giuro che non lo dico solo perché sono molisana!) http://www.celiacom.com/it/green-flute-prodotti-erogabili/.  Una pizza deliziosa, fragrante e leggera. La cosa che mi ha conquistata? L’aroma di un buon olio d’oliva all’assaggio, cosa molto rara.

La migliore pasta ripiena: Pasta fresca di Armando de Angelis. Una piacevolissima sorpresa. Penso che il migliore complimento che possa fare ad un prodotto senza glutine sia: “Sembra vero!” ed in questo caso è totalmente meritato.

Il clima; Ohi ragazzi, è tutto senza glutine. Sembra una banalità, ma è una consapevolezza rilassante. Non devi stare lì a chiedere, informarti, spiegare. Sono entrata in un trip per il quale mi sono risentita meno sfigata. Ci sono tante aziende che studiano e lavorano per rendere la nostra vita più semplice, migliorando l’offerta sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Noto con piacere una sempre crescente attenzione alla creazione di prodotti buoni con ingredienti sani. Finalmente si fa un ampio ricorso alle fibre vegetali, all’integrale e ad ingredienti che siano il più possibile naturali. 


L’area espositiva: grande, ben organizzata. Quest’anno una bella navetta gratuita garantiva gli spostamenti dall’entrata di Rimini fiera fino all’ingresso ovest, per una maggiore comodità. Inoltre sono stati risolti i problemi che si erano verificati l’anno scorso per l’accesso, accantonate le code interminabili, è filato tutto liscio come l’olio.


Contro:

Gli showcooking: non so se sono stata particolarmente sfortunata con la giornata, ma devo dire che rispetto all’anno scorso sono stati una reale delusione. Per sintetizzare in una parola la loro funzione mi viene un solo termine, seppur poco elegante: marchette. E ci sta: le aziende sponsorizzano questi spazi ed è giusto che abbiano un ritorno pubblicitario, è sacrosanto che il loro prodotto si veda e possa essere apprezzato, ma, francamente, se si riduce tutto a questo, allora non ha alcun senso. Assistere ad uno show in cui si limitano a riscaldare un prodotto bello e confezionato, parlando tutto il tempo di quantèbonaquant’èbellacodestaazienda, senza dare nessuno spunto valido, nessun consiglio pratico… è una perdita di tempo. Rimani seduto tanto per riposare un po’ le gambe, diciamoci la verità. Unica eccezione, lo showcooking di Marcello Ferrarini, che pur presentando un prodotto confezionato, ci ha deliziato con accostamenti superbi ed ha dispensato qualche utile consiglio per quando siamo in cucina (Come cuocere una pasta perfetta? Non lesinare sulla quantità di acqua ed aggiungere un goccio d’olio).


I laboratori: Non pervenuti. No, sul serio. Ce ne sono? Se si, dove e quando, perché io francamente non ho visto nulla, se non un simpatico lab destinato a bambini, per il quale penso di essere un po’ cresciutella.

La vippitudine: Me ne ero resa conto da parecchio, dopo una fervente discussione su internet con una tizia dai toni  “Lei non sa chi sono io!” e confermo la tendenza. Il senza glutine è un mondo strano, nelle quali ristrette cerchie di amici coltivano il proprio orticello, non si capisce bene per quale motivo. Non credo si tratti di un ritorno economico, francamente non mi pare che ci possano essere grandi vantaggi per chi si occupa a livello amatoriale di queste cose. Forse è la voglia di protagonismo che anima certi favoritismi e le ampie pacche sulle spalle che si scambiano certe strambe figure senza arte o parte.
Si salvano da questo ragionamento l’AIC e soprattutto i suoi volontari, e colgo l’occasione anche per fare un plauso personale a chi gestisce i gruppi Facebook di mutuo aiuto come CELIACHIA: PRIMI PASSI. Se non fosse stato per loro non avrei mai capito come iniziare correttamente la dieta, molto spesso si esce dallo studio del  gastroenterologo più confusi di prima.

La Colubrina, esperienza vegana


Dopo tanto girovagare, torniamo a Milano. In via Felice Casati c’è La Colubrina, un delizioso ristorantino con un atmosfera da bistrot, i tavoli rossi ed un imponente camino nero.

La Colubrina propone cucina vegana e non solo, anche primi e secondi di carne e pesce, ma la parte vegana è particolamente ricca, specialmente per i celiaci. Nel menu infatti, le opzioni senza glutine sono contrassegnate dalla presenza di una spiga barrata ed è facile constatare che se la maggior parte delle pietanze vegane è disponibile senza glutine, lo stesso non si puó dire per la cucina tradizionale, che manifesta pochissime alternative di scelta.

Alla fine devo dire che questo non rappresenta necessariamente un problema, specialmente perché è difficile trovare cucina vegana senza glutine. 

E quindi, perché non provare? Ammetto che non nutrivo una grossa simpatia per i ristoranti vegani. Mi piace cercare un’alternativa vegetariana talvolta, anzi posso candidamente ammettere che a volte la prediligo rispetto alla carne. Le mie motivazioni non sono di ordine etico ma di gusto, nel senso che non impazzisco per la carne e ne posso serenamente a meno. Mi piace quindi la cucina vegetariana, adoro i sapori, anche se è difficile trovare buona cucina vegetariana in giro per ristoranti.

Per il vegano invece, lo ammetto, nutrivo una specie di idiosincrasia. Forse perché, essenzialmente, se posso rinunciare alla carne mi sembra impossibile dover rinuncire a uova, formaggi e latte. Immaginavo che eliminando del tutto i prodotti di origine animale si dovesse anche rinunciare al sapore. E invece questa esperienza mi ha piacevolmente sorpreso. 

Abbiamo cominciato con un antispasto che si è rivelato davvero gustoso, delle polpettine di quinoa e fiori di zucca su un letto di zucchine. Erano veramente sfiziose e ricche di sapore. Promosse a pieni voti.

L’altro antipasto consisteva in delle focaccine di ceci. Buone eh, ma francamente mangiate un paio ti veniva immediatamente lo stufo. Erano proprio ceciose ceciose, un po’ gnucche oso dire. Dovrebbero proporle in accompagnamento con qualcosa di fluido, o per lo meno segnalare in carta che sono consigliate per essere mangiate al posto del pane magari.

Come portata principale una lasagnetta di teff e un’insalatona su cui non posso che pronunciarmi bene, una piccola postilla sulla dimensione della lasagnetta: e metticele due sfogliette in più che c’abbiamo fame. Insomma, porzioni non piccolissime ma francamente un cicinin in più non guasterebbe. 

Purtroppo non so che fine ho fatto fare alle foto dei piatti, non me le ritrovo in memoria e questo mi spiace, perché erano davvero belli alla vista. Ma, miracolo, qualcosa si è salvato: la foto del nostro dolcino. 
Cheesecake vegana alla pesca. Oh ragazzi, veramente buona. Non ho idea di cosa cacchio ci fosse ma mi ha lasciata appagata e senza troppi sensi di colpa.

Alla fine della cena il mio giudizio sulla cucina vegana è stato (in parte) ribaltato. Ammetto che non è una cucina insapore, ma devo anche dire che qualcosa era meglio e qualcosa era peggio. Ci torneró, perché sono curiosa e perché tutto sommato ho mangiato bene e dopo mi sono sentita leggera.

Note dolenti: il costo. In sè non posso dire che sia altissimo, ma quando fai due conti ti rendi conto che fondamentalmente sono verdurelle costosette. Vabbè, ci vuole sapiente maestria a cucinarle bene, quindi via, tocca passarci su. 

Nostop Giropizza (Cesano Maderno)

img_4876Per la serie Milano&dintorni, oggi voglio parlarvi di un posto in cui andiamo abbastanza spesso, che non delude mai ed  ogni volta si dimostra essere una conferma.img_5099

NoStop è a Cesano Maderno (Via San Carlo Borromeo 121) ed è un ristorante allegro contraddistinto dal giropizza, che ahimè non è disponibile in versione senza glutine, ma poco male, ci sono ottime alternative anche per noi. La pizzeria è nel network AFC è di AIC, e dispone di pizze senza glutine davvero eccezionali.

La pizza la crei tu, nel senso che non esistono le classiche liste di opzioni entro le quali scegliere, ma puoi costruirla secondo tuo gusto partendo dalla scelta della base (base rossa, base rossa con mozzarella e base bianca-solo mozzarella) e da lì aggiungere gli ingredienti che preferisci  tra diversi tipi di salumi, formaggi, verdurine e salse.
Ogni volta che mangio da loro rimango sempre stupita dal fatto che ordino una cosa e ciò che mi viene servito è sempre sopra le aspettative. La pizza che vedete in foto è bianca con mozzarella, zucchine e crudo: quando l’ho ordinata mi aspettavo la classica zucchina grigliata standard, ed invece mi sono arrivate queste zucchine saltate super saporite. Una pizza semplice semplice si è trasformata in una cosa gustosissima e devo dirlo, è sempre così. Gli ingredienti sono sempre di prima qualità e sempre serviti con quel tocco in più che li rende speciali.

img_5098

L’impasto è un altro punto di forza, il risultato è sottile e cotto alla perfezione. Mai una volta che si trovi quella parte crudina tipica della pizza senza glutine. E poi, quanto è leggera questa pizza! Io purtroppo col mio stomaco non vado sempre molto d’accordo (specialmente quando si tratta di pane e pizza) e se mi gira male, parte una digestione infinita nemmeno avessi mangiato mezzo chilo di plutonio. Da Nostop mai avuto un problema, la pizza è super digeribile e questo (almeno per me) è impagabile.

Se volete un dolcetto, sono disponibili dei gelati o, in alternativa delle pizze dolci speciali. Purtroppo queste sono in formato regolare, quindi capirete che essendo sempre l’unica celiaca mi viene difficile ordinarmi una seconda pizza tutta per me (oddio, che poi sarei capacissima di finirmela 😉 ma ho già in piano di portarmi dietro altri celiaci per provarle perchè hanno un’aspetto favoloso. Le vedo servite nel giropizza glutinoso e mi fanno una gola pazzesca: nutella e fragole, ricotta, tiramisù… Gnam! Magari un piccolo suggerimento, che più che altro è una preghiera al ristorante, sarebbe quello di fare porzioni ridotte di pizza dolce.

Ecco, se vi fate accompagnare da normovillati per loro penso sia d’obbligo provare il giropizza che vedo davvero spettacolare, mille gusti diversi che mi fanno un’acquolina che a momenti sbavo. Un piccolo appuntino su questo lo devo fare, avendolo sperimentato indirettamente col mio ragazzo non celiaco. A volte i tempi di attesa sono un po’ lunghi, e se questo ci può stare, una cosa un po’ più odiosa è che se ti capita un tavolo per cui rischi di essere servito per ultimo, se i ragazzi che servono non fanno la rotazione per partire da un estremo piuttosto che da un altro, rischi di saltare qualche giro e non venire servito tanto spesso. Questa cosa credo dovrebbero un po’ rivederla, ma facendoglielo notare si dimostrano sempre gentili e ben disposti.

Un’altra cosa che mi piace è che organizzano sempre eventi e cose simpatiche. Venerdì per esempio c’è la serata Dr.Why, il famoso quizzone con le pulsantiere. Ci siamo divertiti, si è creata una bella atmosfera e al vincitore è stato offerto uno shottino. (Momento egocentrico: abbiamo pure vinto! Tiè! Team Ronda- il nome della mia micia, a cui dedichiamo la nostra strepistosa vittoria!)

Alla fine di tutto, posso dirlo? La mia pizza preferita in assouto. Toh, l’ho detto.

img_3056

 

Dado Burger (Monza)

img_4942

Una domenica così non poteva essere passata in casa, quindi io e la mia dolce metà ce ne siamo andati al mercato degli ambulanti di Forte dei Marmi a Giussano. A fine giornata, avvolta nella mia felpa primark , sto ancora sognando un parka con pellicciotto da circa 500 cococce e l’unico acquisto che mi sono concessa è stato un tappetino di silicone per la pizza. Capirete che l’umore non era alto e la passeggiata ci aveva messo appetito, quindi app dell’AIC alla mano e via alla ricerca di un posticino.

Avevamo entrambi voglia di hamburger, quindi approfittando della strada del ritorno a Milano ci siamo fermati a Monza da Dado Burger (Via Mentana 24).
Il locale è sullo stile fast food, ma si differenzia da questo perchè tutto il cibo viene preparato al momento solo dopo che l’ordine è stato inoltrato, quindi niente hamburger stantii preparati ore prima e amenità simili.

share

img_4951
Dado fa parte del network AFC AIC
e dispone di un intero menù senza glutine con tantissime scelte: hamburger di manzo, di pollo, ma anche patties vegetariane, hotdog e focacce. E poi patatine e altra sfiziosità e dolcetti fatti in casa. Io ovviamente, mi sono concessa il panino più porco di tutti: il DADO DOPPIO BACON (pane, doppio hamburger, bacon, cheddar, salsa cubo). Dopo l’ordine si viene serviti al tavolo, e quando mi sono vista arrivare il mio paninazzo con un’impeto di delicatezza da femminuccia per bene ho pensato “Oh, non ce la farò mai a finirlo“… inutile dirvi che era talmente buono  che a momenti mangiavo anche il tovagliolo.

 

 

Il paimg_4941ne era veramente eccezionale, ed informandomi ho scoperto che si riforniscono quotidianianamente, udite udite, da Glu free. Non credo di aver mai parlato della Bakery Glu Free (Milano), fondamentalmente perchè la prendo per scontata, suppongo che tutti la conosciate e l’apprezziate e che tutti ci abbiate almento una volta lasciato un rene (bona quanto costosa la sglutinata panetteria!).Glu free è sinonimo di garanzia per quanto riguarda il senza glutine ed il loro pane fa un’ottima compagnia ad un hamburger tanto gustoso.

Degna di menzione era anche la salsa dado, non so cosa ci fosse perchè non ho chiesto, mi piace rimanere nel mistero :3, ma so che era fatta in casa come tutte le loro salse. Buone buone anche le patatine fritte, croccanti al punto giusto, asciutte e non unte.

Il personale è carinissimo, molto gentile e disponibile. Ci è stato offerto anche un dolcetto, un brownie veramente buono e cioccolatoso. Questi ragazzi se la meritano davvero una visita, perchè sono simpatici e soprattutto perchè fanno le cose davvero per bene con ingredienti di prima scelta e con la voglia di renderli perfetti. Ribatto sul punto che questo non è un vero e proprio fast food perchè la definizione può trarre in inganno. La formula è sicuramente quella, ma il cibo è da grill house e non ha niente da invidiare ad hamburger più blasonati e molto meno gustosi.Vale il viaggio!

Ps: Monzesi! Dado burger fa consegne a domicilio e propone anche una tessera punti.

 

 

Milano senza glutine, senza nichel….senza speranza!

Cosa avevo detto nell’ultimo post? “Questo sarà un mese fortunato!”. Mi possano cadere le braccia la prossima volta che mi porto sfiga da sola in questo modo allucinante.

Come avrete intuito dal titolo c’è una new entry, vale a dire una simpaticissima allergia al nichel. All’inizio ho reagito malissimo (ed è un eufemismo), ma ormai ho assorbito la notizia.

Sono in ballo da circa due settimane tra reazioni, pruriti, visite e compagnia bella; ho avuto modo di abituarmi all’idea e tutto sommato pare che oltre ai sintomi dermatologici questa sia la soluzione anche alle mie continue gastriti. L’idea di sentirmi meglio fisicamente mi incoraggia nell’intrapendere un ulteriore sforzo.

Insomma, per chi tra voi non sa cosa comporta la dieta senza nichel (abbinata alla dieta senza glutine), dirò solo una cosa: rimane ben poco! No via, mettendola meno drammaticamente devo ammettere che la scelta si riduce moltissimo (esempio: cereali? Solo il riso. Niente cereali integrali, niente grano saraceno, mais ecc.) ma sto ancora imparando, cercherò di capire bene come funziona e di muovermi di conseguenza.

Negli ultimi due giorni ho cambiato praticamente tutto, dai prodotti per l’igiene personale ai detersivi a pentole e posate senza nichel. Sto cercando di fare un inventario delle cose che devo dar via, farò un bel give away tra le mie amiche (Prendete i miei smalti ed amateli come io ho amato loro – crac (è il rumore del mio cuore che si spezza).

Tutto questo per dire che anche il blog andrà incontro a necessari cambiamenti, da oggi in poi vi racconterò le mie avventure da celiaca nichelina, e di conseguenza tante cose non potrò assaggiarle, ma non temete! Mia sorella è soltanto celiaca e mi fido del suo gusto, lei mi aiuterà a raccontarvi le novità e a consigliarvi come ho fatto fin’ora.

E adesso, prima di dire qualcos’altro che mi porti sfiga, vi lascio perchè devo prenotare la mia prossima meta di vacanze:

Immagine

 

Puglia bistrot&bakery

Finalmente marzo. Finalmente, perché è stato davvero un inverno orripilante, conclusosi con un altrettanto orripilante febbraio, un mese funesto che mi ha portato solo tristezza sotto tanti aspetti. In genere rircordo di strappare il foglio del calendario quando siamo già a nuovo mese inoltrato, ma stavolta l’ho fatto esattamente il primo marzo alle ore 00.01, ansiosa di cominciare qualcosa di nuovo.

Una piovosa fine del mese ha ceduto il posto ad un inizio soleggiato e caldo come quello di ieri, ed io mi sono sentita ancora più convinta che questo può, anzi, deve essere un mese fortunato. Ed una piccola fortuna è arrivata proprio ieri: un’amica in pausa pranzo mi scrive “Beh, sai, stiamo provando un posto nuovo e fanno tutto senza glutine“. No vabbè, muoio!

Questo posto è Puglia Bistrot & bakery, via Ercole Oldofredi 25.

20160302_125530.jpg

Il locale è un amore, piccino e soppalcato, usando paroloni che fanno tanto blogger moderna oserei dire che ha un arredamento urban chic; a parole mio dico che è adorabile e che lo spazio, anche se poco, è ben gestito. I menu pranzo e cena differiscono, ma anche a pranzo tra tapas, primi di pasta, focacce baresi, insalatone e tanto altro ben di Dio c’è tantissima scelta.

La cucina è nostrana, pugliese per la precisione: accanto ai grandi classici come la pasta (fatta in casa!) con le cime di rapa, le focacce baresi ed i prodotti tipici come la burrata, la cucina spazia fino a declinarsi in accostamenti innovativi, azzeccatissimi. La cosa che preferisco è la formula da taperia, vale a dire l’offerta di tanti assaggini diversi tra cui scegliere, e devo dirlo, rispetto a tanti altri ristoranti che praticano questa scelta i prezzi sono ottimi (dai 3 ai 6 euro circa) e gli assaggini non sono così “ini”, anzi, sono porzioni che permettono anche di essere divise.

Alcune delle tapas proposte: costoletta di agnello su crema di ceci, pistacchi e barbabietole rosse (divina), bruschetta con ceci e polipo (la mia preferita) e vellutata di ceci con melanzana fritta. Sono strepitose. Lo sentite il coro angelico mentre leggete? Se non lo sentite ve lo faccio io: Ohhhhhhh ohhhhh ohhhhh!!!

E dopo le tapas, arriva il pezzo forte: una bella focaccia barese magari, con cime di rapa e salsiccia, o magari dei fantastici maltagliati alle cime di rapa. Due grandi classici, ben eseguiti. Ma c’è tanto, tanto altro e vi suggerisco di andare a provare di persona.

I prezzi (e per il momento mi esprimo solo sulla pausa pranzo, ma tornerò sicuramente anche per cena e aggiornerò) sono ottimi a mio avviso; io e mia sorella abbiamo mangiato tanto (eh, lo abbiamo fatto per voi, dovevamo provare…) quindi, due tapas, due piatti di pasta, un dolce ed un calice di vino, acqua e caffè ed abbiamo speso in totale 35 euro.
Trovandosi in prossimità di parecchi uffici vi segnalo che accettano buoni pasto e per i gruppi composti da almeno cinque persone è raccomandabile prenotare in anticipo.

Sono felice che abbia aperto un posto così, con una cucina genuina, autentica e saporita. Devo essere onesta, molte volte mi pesa portare amici non celiaci a mangiare in alcuni dei miei posti, ma su questo andrò ad occhi chiusi perchè si mangia davvero splendidamente.

Una nota finale la voglio dedicare al personale. Le cameriere sono state di una gentilezza squisita, come raramente se ne trovano: un meraviglioso sorriso in viso, grandissima attenzione alle esigenze di tutti e modi super cortesi. Ti fanno sentire davvero come a casa, e nel trantran milanese un lusso simile te lo davvero concedono in pochi.

Ps. Stanno entrando nel circuito AFC!

Officina37

Sabato scorso ho cenato ad Officina37 (Via Savona 9), un bel ristorantino nel circuto aic. In una zona affollata di ristoranti e locali, l’Officina 37 è un delizioso angolo per celiaci e non solo. Trovare parcheggio è stato letteralmente un incubo e siamo stati fortunati a beccare un posticino in una rimessa a pagamento, pertanto miei cari, se avete intenzione di recarvi in giorni particolarmente trafficati avviatevi con largo anticipo!

Il locale è piacevole, arredato con gusto. I richiami al mondo dell’officina con targhe, attrezzi e tanto altro è sempre delicato e non crea un atmosfera palesemente maschile. La cura nell’allestimento è evidente, l’eleganza di fondo cede il posto ad elementi di familiarità come l’apparecchiatura sul runner anziché sul classico tovagliato. L’ho apprezzato molto e mi sento di consigliarlo per cene con la propria dolce metà, con la famiglia e con amici (non troppo casinisti però).

 

IMG-20160123-WA0026
Il menu per celiaci è questo, ma in cucina sono disponibili a modificare, nei limiti del possibile, qualunque piatto “glutinoso” presente in carta. Dai primi feed che ho raccolto dalla pubblicazione dell’anteprima della recensione su facebook, la maggior parte delle persone che ha provato il ristorante lamenta prezzi troppo alti. Bene, li vedete in foto e potete farvi un’opinione. Io ritengo che per quel livello siano più che adeguati, in perfetta linea con quella che è la ristorazione di questo tipo a Milano. Se penso ad un concorrente, forse il più famoso per il senza glutine, la cotoletta me la propone comunque a 18 euro, ma è sempre affollato e non sento mai lamentele in tal senso.

Protagonisti della mia cena sono stati mozzarella in carrozza, fazzoletti di pasta con fiori di zucca e gamberetti ed una cheesecake al cioccolato.

La mozzarella in carrozza era croccante e perfettamente cotta, non un sentore di olio in bocca, fragrante e sfiziosa.

Il primo, ahimè, è stata l’unica nota un po’ stonata della serata. Mi è stato servito praticamente crudo. Il personale ha molto gentilmente accolto la mia lamentela ed ha provveduto a riportarlo in cucina per completare la cottura. La colpa è stata attribuita alla pasta senza glutine difficile da gestire, in realtà credo dipendesse dal fatto che il locale era pieno, impressione confermata dal fatto che la pasta del mio ragazzo -glutinosa- era cruda quanto la mia, ma a lui stava bene perchè solitamente la mangia così (come faccia io dopo 4 anni ancora non lo capisco!). Ad ogni modo il pastacrudagate è stato gestito egregiamente, con prontezza e col sorriso. Devo dire però che il risultato finale non mi ha soddisfatta particolarmente: era sicuramente un piatto leggero e delicato, forse troppo. Magari mi aspettavo una spinta di sapore ed un sugo un po’ più marino. Ad ogni modo, niente male, ma mi sono ripromessa di provare un secondo la prossima volta.

Promosso il dolce, leggero e spumoso, fresco e per nulla pesante.

Insomma, tralasciando il gradimento relativamente basso sul primo piatto (una questione di gusti), devo ammettere di aver mangiato davvero bene e di qualità. Consigliato per occasioni speciali, per una coccola speciale e per quando siete giù di morale e volete trattarvi alla grandissima.

 

 

Sono celiaca e SONO MALATA. Alcune necessarie precisazioni.

Tra i commenti ricevuti sul mio precedente articolo, uno mi è balzato all’occhio anche perché chi scrive è l’autrice di un libro che ha come titolo: “Sono celiaca, non malata!”. Trovate il suo articolo qui: http://www.sonoceliacononmalato.it

Siccome è arrivata questa replica, non si sa a quale titolo visto che la persona in questione, il suo libro e le sue attività non sono mai state citate né sono oggetto del mio articolo, che sin dal principio esprime il fatto che la paternità della frase mi fosse sconosciuta. Non so come si sia arrivati quindi a giudicare il mio scritto come una critica verso qualcosa che nella mia mente non esisteva. Se non fossi stata abbastanza chiara, voglio esserlo una volta per tutte: non vi erano riferimenti al libro o alla filosofia di vita, l’articolo si incentra solo ed unicamente su quelle persone che, con atteggiamenti pressapochisti, si trincerano dietro a questa frase creando disinformazione e confusione nelle persone non informate. Io credevo addirittura che la provenienza della frase fosse rintracciabile in una campagna AIC, per cui figuriamoci se avevo intenzione di insinuare che fosse nata con un intento malevolo o dissennato.

È mio costume non parlare di ciò che non conosco: mi piace esprimere la mia opinione quando ho degli argomenti a sostegno della mia tesi, e non mi vergogno a correggermi quando necessario. Stavolta non penso di dover chiedere scusa ad alcuno o fare ammenda, anzi. L’autrice che si è tanto contrariata probabilmente non dovrebbe sentirsi offesa da una mia inconsapevole citazione, quanto più dal fatto che esistono imbecilli che usano questa frase in maniera scorretta (almeno così ho capito, visto che non conosco la sua idea a riguardo ma mi sembra di capire che non sia questa).

Ci tengo a dire la mia su una critica che mi è stata mossa, quella di contraddirmi riguardo alla mia attenzione alla contaminazione, mettendo a confronto due cose che non hanno molta attinenza tra loro, il fatto che io mangi in ristoranti non certificati e l’episodio in cui racconto della ragazza celiaca che mi offre le olive.Quando ho deciso diaprire il blog ero conscia del fatto che consigliare dei ristoranti equivaleva a mettere potenzialmente a rischio delle persone, in primo luogo me stessa. È per questo motivo che prima di mangiare in posti non certificati, metto in scena un vero e propri interrogatorio, minuzioso fin nei minimi dettagli. Una volta un ristoratore, con tutte le domande che gli propinavo, mi ha detto chiaramente: “Non posso farti entrare in cucina per questioni di igiene, ma mettiti dietro al vetro e ti mostro come lavoriamo mentre prepariamo il senza glutine”. La stessa persona si è offerta di dirmi i prodotti che utilizzava per garantirmi l’assenza di glutine. Per cui, non mi si può tacciare di essere poco attenta, è una critica che non ammetto perché molto lontana dal mio modo di fare.

La contraddizione quindi starebbe nel fatto che mangio in ristoranti non garantiti e poi mi arrabbio per le olive. Eh si signori: mi arrabbio perché, se a dirmi una cavolata del genere è una ragazza celiaca come me, facendomi passare davanti a tutti come una pazzoide esaltata sulla contaminazione, non mi sta bene. Non voglio passare per quello che non sono, non voglio che il semplice fatto di seguire un regime alimentare per la mia salute debba essere motivo di sconcerto negli altri. Non voglio sentir dire alle persone che: “L’altra celiaca lì ci mangia”, come se fossi io quella sbagliata e non lei che canna alla grande.

Sono stata accusata, tral’altro, di voler muovere critiche proprio all’autrice del libro,citando anche la collezione di gioielli (che a quanto pare è sua). Scrivo anche qui che sono venuta a conoscenza di questa linea solo ed esclusivamente mediante una foto presente in un commento in un gruppo di facebook sulla celiachia, non vi erano segnalati i creatori o promotori. La mia opinione personale, l’avrete intuito, non è positiva, ma da qui a dire che era mia intenzione screditare qualcuno o un’iniziativa,il salto è molto fantasioso.

Ah, mi è stato augurato di trovare persone che non mi facciano sentire malata. Tanto per la cronaca: ho amici meravigliosi che mi sostengono, una sorella con la mia stessa patologia, genitori che mi amano, un fidanzato che mi porta orgoglioso a casa la farina di mais bianco senza glutine come se fosse un trofeo dopo averla cercata per diverso tempo assieme. Come mi fa sentire questo?

Mi sento amata.

Mi sento coccolata.

Mi sento bene.

Ma resto malata. E questo purtroppo, è qualcosa che nessuna sensazione può cambiare.